Perchè la formazione ? Lo scopo della formazione
ALLA BASE DEL CONTRATTO LAVORATORE-IMPRESA: AUMENTARE IL BENESSERE DELLE PERSONE PER AVERE ORGANIZZAZIONI CHE OTTENGONO RISULTATI

“L’ideale della «crescita» si mostra meglio inquadrato nel concetto che l’educazione è la continua riorganizzazione o ricostruzione dell’esperienza. È così che si può assegnare all’educazione sempre uno scopo immediato e nella misura in cui l’attività è educativa, essa raggiunge il suo scopo: la trasformazione diretta della qualità dell’esperienza”.
John Dewey, Democrazia e educazione
  Che cosa è la formazione aziendale? Non è semplice aggiornamento. Nella mia visione la formazione aziendale è educazione. Quella fase del processo educativo che ha luogo nel tempo del lavoro. Dire che la formazione è educazione non è poco. Significa avere uno scopo che va al di là degli obiettivi dei singoli progetti. Fine della formazione dovrebbe essere quello di trovare (o ritrovare) il piacere di lavorare, perché il lavoro è ciò che dà alla maggior parte delle persone la possibilità di crescere, di farsi una vita migliore e più felice. Le imprese sono fatte di persone e quando riusciamo a fare un buon lavoro con le persone è l’impresa che se ne giova.

Negli ultimi anni si è molto parlato di competenze. E si è fatto bene. Eppure quando parlate con un lavoratore e spiegate che la formazione serve per elevare le sue competenze trovate sempre un’accoglienza tiepida. È giusto: a torto o a ragione, egli ha l’impressione di essere paragonato a qualsiasi altro strumento aziendale che ha bisogno di un upgrade per funzionare meglio. Non vi offre la sua disponibilità a cambiare. E la formazione non incide perché ogni apprendimento è attivo, ha bisogno della disponibilità a cambiare di colui che apprende.
Nell’epoca moderna della fabbrica il lavoro produceva alienazione attraverso la ripetitività e la routine della catena di montaggio. Nell’era postmoderna dei servizi il lavoro produce alienazione riempiendo gli uffici di persone insoddisfatte e demotivate. Tutta la storia dell’occidente converge sulla centralità del soggetto con le sue aspirazioni e il suo progetto di vita da realizzare. Nella nostra società il lavoro non è solo un modo per portare a casa la pagnotta, ma una componente essenziale dell’identità. Al lavoro si domanda sempre di più perché il lavoro è più che mai legato alla realizzazione del soggetto. Se ci limitiamo ad aggiornare un set di conoscenze reso obsoleto dal tempo, chiediamo troppo poco alla formazione.
La formazione ha bisogno di mettere la crescita delle persona al centro della sua azione. Una crescita che può avvenire solo nel clima di fiducia tipico delle relazioni di lungo periodo. Ecco perché la formazione non può essere solo uno strumento finalizzato all’aumento della produttività. Chiedere di più alla formazione significa chiedere alle organizzazioni di cambiare a partire dalle leadership che ne decidono i destini. Non si può investire nella formazione senza investire nelle persone. Una formazione con compiti educativi non si limita a mettere le persone nelle condizioni di produrre di più, ma si propone di dare un contributo a una migliore esperienza di vita. E come ci insegna Dewey, la buona educazione aiuta gli individui a trovare buone soluzioni ai problemi di ogni giorno, a partire da quelli posti dalla vita lavorativa.
Questa è la strada per trovare la voglia di fare e la motivazione; questa è la direzione per trovare soddisfazione in ciò che facciamo e diventare quei lavoratori auto-motivanti di cui le aziende contemporanee hanno bisogno per prosperare. Quando la vita lavorativa ritrova il suo senso e il suo equilibrio, migliora la qualità del tempo non lavorativo, spesso ostaggio indifeso di ciò che accade in ufficio. Se il lavoro chiede di più alle persone, allora deve aiutarle anche a riprendere il controllo della propria vita. Le organizzazioni capaci di attivare questo circolo virtuoso sono le uniche che, agli occhi dei lavoratori, hanno il diritto di chiedere quella dose ulteriore di creatività, apertura mentale e disponibilità al cambiamento indispensabile per generare risultati di valore nel tempo. Le persone vorrebbero dare di più perché capiscono che il ritorno non può che essere proporzionato all’impegno profuso. Ma devono essere messe nelle condizioni di poterlo fare, nell’interesse di tutti. Un lavoratore che sa fare meglio il proprio lavoro ha diritto a chiedere di più perché la fatica del cambiamento non ricada solo sulle sue spalle.
Dobbiamo pensare quale lavoro vorremmo in futuro per realizzarlo insieme. La formazione è uno strumento a servizio del lavoro che verrà.