Perché la formazione? Società e formazione
“Il compito che incombe sul Primo Mondo nel decennio prossimo venturo è quello di far quadrare il cerchio fra creazione di ricchezza, coesione sociale e libertà politica. La quadratura del cerchio è impossibile; ma ci si può avvicinare, e un progetto realistico di promozione del benessere sociale probabilmente non può avere obiettivi più ambiziosi”.
Ralph Dahrendorf, “Quadrare il cerchio. Ieri e oggi”
  Nel 1995 Ralf Dahrendorf pubblicò uno scritto che uscì in Italia con il titolo “Quadrare il cerchio”. In un’epoca di ottimismo sfrenato, con l’acutezza del grande studioso, il sociologo tedesco metteva in guardia i paesi “del primo mondo” delineando tutti i rischi che gli eventi di quegli anni portavano con sé: in pochi anni i paesi avanzati si sarebbero trovati in difficoltà a garantire “la quadratura del cerchio” per tenere insieme crescita economica, coesione sociale e libertà politica. Tra le “modeste proposte” che Dahrendorf proponeva per arginare le conseguenze negative del cambiamento c’era proprio la formazione professionale. Oggi che molte di quelle previsioni si sono esplicitate, molto resta da fare nel campo della formazione.
Se le singole persone non riusciranno a capire l’importanza di apprendere, se docenti e formatori non sapranno stimolare i discenti all’auto-apprendimento, se i governi non troveranno le risorse per finanziare il sistema dell’istruzione e della formazione, se le imprese non smetteranno di considerare la formazione come un elemento di distrazione dal “lavoro vero”, allora la quadratura del cerchio potrebbe essere sempre più difficile. La crisi del mercato del lavoro potrebbe prima sfibrare la coesione sociale e nel tempo mettere sotto pressione persino la libertà formale. Investire nell’istruzione e nella formazione significa investire anche nella salute della nostra democrazia.