Come: Interdisciplinarietà e collaborazione
“Nel momento in cui il pianeta ha sempre più bisogno della nostra capacità di comprendere i problemi fondamentali e globali, i sistemi di insegnamento continuano a tagliare a piccoli pezzi, a disgiungere le conoscenze che dovrebbero invece essere interconnesse”.
Edgar Morin, Prefazione a G. Bocchi, M. Ceruti “Educazione e globalizzazione”.

“Noi non siamo studiosi di certe materie, bensì di problemi”.
Karl Popper, “Congetture e confutazioni”
  Le università di tutto il mondo producono ogni mese una mole di analisi, teorie, modelli interpretativi, una miniera di suggerimenti utilissimi per migliorare la gestione e i risultati delle organizzazioni. La maggior parte di questi contributi purtroppo non arriva in azienda, praticamente nulla giunge nella piccola impresa italiana. Nella mia visione il formatore, come un operaio della conoscenza ha il compito di trasformare questa mole ingente di informazioni in una sorta di semilavorato intellettuale fruibile in azienda. È un collegamento tra le istituzioni incaricate di produrre conoscenza e i luoghi dove questa conoscenza può tradursi in valore per la società. Intervenire nelle organizzazioni significa impegnarsi in un’opera di manutenzione delle idee qui circolanti e promuovere innovazione.
Di fronte a un oggetto di comprensione tanto complesso come le organizzazioni degli anni Duemila trovo che un approccio interdisciplinare sia di grande aiuto. La mia formazione mi orienta verso queste conclusioni. Ma anche la convinzione che tanto più ci si trova vicino a problemi da risolvere, e non c’è dubbio che in questo senso le aziende siano una linea del fronte, tanto più è opportuno ricorrere a tutti i mezzi che la cultura ci mette a disposizione senza preoccuparsi troppo delle linee di demarcazione tra le scienze sociali, manageriali ed educative.
Mi entusiasma inoltre collaborare con specialisti di altre discipline e non a caso molti dei corsi che ho tenuto fino ad oggi sono stati svolti in tandem con uno psicologo.