Come: Uomo, lavoro e formazione
“L’integrale sviluppo della persona umana nel lavoro non contraddice, ma piuttosto favorisce la maggiore produttività ed efficacia del lavoro stesso”.
Giovanni Paolo II, “Laborem Exercens”

“L’uomo è incapace di auto-completamento, e quindi non è mail del tutto prevedibile; fallibile, combinazione complessa di opposti, alcuni componibili, altri inadatti a esser risolti o armonizzati; incapace di smettere la sua ricerca della verità, della felicità, della novità, della libertà, ma senza nessuna assicurazione […] di essere in grado di conquistarle”.
Isaiah Berlin, “Liberty”
  Chiarire quale idea di uomo è sempre un buon punto di partenza per parlare di formazione. La cultura occidentale nel suo cammino secolare cominciato tra l’Egitto e il Vicino Oriente ha elaborato un concetto che nei secoli ha mantenuto intatto il suo fascino di valore-guida, quello di persona. Presente in forma elementare già nei testi sapienziali delle civiltà egiziana, mesopotamica ed ebraica, questa idea si è arricchita dell’umanesimo greco, ha assunto il suo significato più completo grazie al contributo dei primi filosofi cristiani ed è stata infine sancita e protetta come meta valore dal costituzionalismo moderno. E il concetto di persona è tutt’altro che un concetto astratto. Anche nella formazione aziendale rimane ancor oggi una cartina di sole efficacissima per spiegare e intervenire nella realtà. Così, ad esempio, tutte le volte che il ragionamento economico ci porta a ridurre le persone a meri acquirenti o a strumenti di produzione i moniti di Kant e di Wojtyla risuonano vigorosi con tutta la loro carica ideale. Il concetto di persona mantiene quindi intatto il suo potere di guida dell’azione, una stella polare che non ha perso luce nei secoli e fa da guida, oggi come ieri, ad ogni educatore.
Il Novecento invece ha ridimensionato non poco l’immagine che l’uomo ha di se stesso. Un uomo che a fine Ottocento pensava di essere prossimo a raggiungere la perfezione in Terra contando sulle proprie forze e sul proprio sapere. Ed è stato invece autore delle peggiori atrocità che la storia della sua specie abbia mai compiuto.
I grandi maestri del pensiero, da Freud a Popper, hanno evidenziato i limiti e le vulnerabilità della specie umana e della sua conoscenza e hanno consegnato al nuovo secolo un homo sapiens un po’ meno borioso e un po’ più ansioso. Per la formazione non è problema. Anzi. Se apprendere significa cambiare, allora non c’è dubbio che l’ambiente del nuovo secolo sta offrendo all’homo sapiens sapiens tanti spunti per riconsiderare la propria condotta. Chi è incaricato di promuovere l’apprendimento ha l’occasione di lasciare in soffitta i modelli di perfezione del passato e può lavorare insieme con le persone.
Lasciamo a chi ci ha preceduto il magnifico homo economicus campione della razionalità olimpica, organizzatore efficientista, creatore con i suoi simili di organizzazioni impegnate come un meccanismo perfetto a perseguire gli scopi prefissati. Perché in azienda troviamo lavoratori appartenenti a un’altra specie. Chi non riesce a organizzare i propri impegni nonostante il ricorso alle agende elettroniche più sofisticate; chi, nonostante i buoni propositi, continua ad alzare la voce con ogni collega che lo incroci quando l’aria condizionata non funziona. E reparti aziendali più impegnati in una lotta stile “Capuleti contro Montecchi” che devoti esecutori del piano strategico.
Partire dalla realtà è di grande aiuto per essere ascoltati e innescare un cambiamento positivo, poco alla volta. Nella convinzione che quando la formazione parte da modelli ingessati di uomo e di organizzazione semplicemente non funziona perché è rifiutata a priori, perché scoraggia chi vorrebbe fare qualcosa per migliorarsi o perché, invece di rasserenare la vita delle persone, le costringe a cercare di apparire diverse da quello che sono. È quando le persone smettono di far finta di essere ciò che gli altri vorrebbero che cominciano a fare un piccolo passo nella direzione giusta per diventarlo.
Non c’è bisogno di proporre inarrivabili idealtipi di lavoratore validi in ogni tempo e in ogni luogo. Il vero successo – per ciascuno di noi – consiste nel cominciare a spostare gli ostacoli che ci impediscono di diventare lavoratori migliori.